Dopo le mobilitazioni del 25 aprile una nuova giornata di festa e di lotta ci ha visto presenti in tante località: Carrara, Torino, Milano, Empoli, Piombino, Trieste, Napoli, Spezzano Albanese, Imola, Monfalcone, Cervignano, Verbania… Di seguito alcune foto e report.
CARRARA

Piazza De André piena di compagni e compagne per ascoltare gli ottimi interventi, che si sono succeduti dal piccolo palco, orgogliosamente montato e smontato dal gruppo Germinal in autonomia ogni anno. Un palco rosso nero, adorno di garofani rossi e di bandiere, ma soprattutto pieno di contenuti ed esperienze di lotta. Tanti gli interventi: ha dato il via il gruppo Germinal con Francesca, a seguire le sorelle di Nudm, Andrea del Collettivo Ferrovieri contro la guerra, Gianluca del Collettivo di studenti Cultura e Libertà, Freddy unione studenti, Tiziano che ha portato i saluti della segreteria dell USI e Cristina per la Federazione Anarchica. Tutti ottimi interventi, senza sovrapposizione tra loro, con chiusura superlativa di Cristina che ha strappato applausi a ripetizione. A seguire corteo con canti anarchici e altro intervento di Massimo davanti monumento dedicato a Meschi. Chiusura corteo autorizzato davanti sede storica e finale con spezzone non autorizzato davanti sede provvisoria in piazza Duomo con brindisi e aperitivo.
Tanti e tante compagne hanno raggiunto Gragnana dove ad attenderle il gruppo Malatesta aveva preparato lauto pranzo, molti hanno continuato nella piazza cittadina con una mangiata conviviale e musica con il coro Malerbe e altri compagni armati di chitarre e ugole.
Chiusura sede ore 20:30 e posa degli ultimi fiori alla Tipografia dove c è la targa in ricordo di Alfonso, famiglia Lazzeri (prime vittime del fascismo in città) e” ponte degli anarchici”.
Finale di scolastica memoria: stanchi, ma felici della bellissima giornata 😂.
Un grazie a chi ha contribuito a tutto questo!
TORINO

Torino. Un primo Maggio tra luci e tante ombre
Il corteo del Primo Maggio è ancora lo spazio reale e simbolico dove ogni anno, sia pure in proporzioni sempre minori, si raccoglie un’ampia comunità che va ben al di là delle aree politiche e sindacali.
Per questa ragione anche quest’anno abbiamo deciso di esserci e di costruire uno spezzone anarchico e antimilitarista sui temi del lavoro, della guerra e della repressione.
Uno spezzone che ha attraversato le strade di Torino nella consapevolezza che la nostra strada è sempre più in salita.
Al centro le ragioni di chi ogni giorno deve fare i conti con precarietà, disoccupazione, sfruttamento e repressione.
Al centro la lotta al capitalismo che ci ruba la vita, allo stato che reprime e controlla, alla guerra e chi la arma, al fascismo che ci mette al confino, alle frontiere che uccidono.
Si è trattato di un Primo Maggio anomalo.
Lo spezzone istituzionale ha visto per la prima volta dal 1945 un fascista, Maurizio Marrone, sfilare accanto al sindaco Lo Russo.
Dicono che successivamente sia stato invitato ad allontanarsi dal servizio d’ordine del PD. Nessuna foto lo documenta mentre l’immagine del fascista che sfila indisturbato accanto al sindaco segna un ulteriore punto di non ritorno.
Non molti anni fa i tentativi di Lega e Forza Italia di infiltrarsi nel corteo erano naufragati sul nascere, perché vennero cacciati ben prima di arrivare in piazza.
A Torino l’insurrezione contro la Repubblica di Salò e i suoi alleati nazisti, durò sino al 28 aprile.
Il Primo Maggio rappresentò la vera festa della Liberazione dal fascismo.
Nel 2026 il fascista Marrone in testa al corteo rappresenta un ulteriore punto di non ritorno.
All’arrivo in piazza Castello i funzionari sindacali hanno preso parola senza neppure attendere che lo spezzone dei sindacati di Stato raggiungesse la piazza. L’orario di chiusura erano le 11 e certo non volevano fare gli straordinari.
Il cosiddetto spezzone sociale si è diviso in due: i pezzi della diaspora post comunista hanno chiuso in fretta striscioni e bandiere senza entrare in piazza mentre la testa si è diretta verso l’ex centro sociale Askatasuna dove la polizia ha messo in funzione idranti e lacrimogeni. Pochi minuti, il tempo di qualche buona foto per i giornalisti in cerca di un’immagine, e tutto è finito in grigliata.
Nello spezzone sociale c’erano bandiere palestinesi, cubane e della Repubblica islamica dell’Iran, slogan campisti e nazionalisti.
Un insulto a chi volle quella giornata come momento di riconoscimento reciproco delle lotte per l’uguaglianza nella libertà di un’umanità di oppressi e sfruttati che si voleva internazionale al di là e contro ogni frontiera.
Lo spezzone antimilitarista, che si trovava in coda, aggirati tutti, è arrivato in piazza Castello.
Per quello che ci riguarda questo Primo Maggio è l’emblema dei tempi duri che siamo forzati a vivere.
Tempi che spetta a noi mutare, lottando ogni giorno per un mondo di libere ed uguali, cercando di alimentare la brezza che segnala il vento che cambia.
Sui giornali main stream e certi media di movimento avrete letto altre storie e numeri mirabolanti.
Noi non vi raccontiamo grandi numeri ma la tenacia di chi sa andare controcorrente.
Nel pomeriggio abbiamo partecipato con la distro, alla festa organizzata ai giardini irreali da alcune realtà anarchiche torinesi
Di seguito il testo letto in piazza:
Pace tra gli oppressi guerra agli oppressori!
Contro tutte le patrie per un mondo senza frontiere!
Negli ultimi anni i ricchi sono diventati ancora più ricchi, mentre chi era povero è diventato ancora più povero. E va sempre peggio.Ovunque si allungano le file dei senza casa, senza reddito, senza prospettive. Per mettere insieme il pranzo con la cena in tanti si adattano ad una miriade di lavori precari, sottopagati, in nero, senza tutele. Ovunque cresce la lista dei morti e dei mutilati sul lavoro: non sono incidenti ma la feroce logica del profitto che si mangia la vita e la salute di tant*.
Il prezzo di gas e luce è raddoppiato, tanta gente è sotto sfratto o con la casa messa all’asta. Se non ci sono i soldi per il fitto e le bollette, la tutela della salute diventa una merce di lusso che possono permettersi in pochi.
La lunga strada della normalizzazione delle lotte sociali, partita da Torino nel 1980 con la sconfitta della resistenza operaia in Fiat, sta arrivando al proprio epilogo.La distruzione delle pur esili tutele conquistate negli anni Sessanta e Settanta va di pari passo con una sempre maggiore repressione delle lotte.
Oggi gli eredi diretti del fascismo sono al governo e stanno restaurando il fascismo. Non serve la dittatura formale per cancellare gli esili margini di libertà concessi a prezzo di lotte durate un secolo.
Le questioni sociali sono diventate un affare di ordine pubblico per schiacciare con la violenza poliziesca ogni accenno di insorgenza sociale.
L’insieme di leggi repressive, che, questo governo, in perfetta continuità con i precedenti, ha emanato, possono seppellire in galera compagni e compagne per banali episodi di lotta. Ormai una semplice scritta sul muro, un blocco stradale, un picchetto, un’occupazione, magari coniugati ad uno dei tanti reati associativi, sono trattati con estrema durezza.
Alla vigilia del 25 aprile hanno approvato il fermo preventivo per gli attivisti politici invisi al governo.
Meloni come Mussolini: le leggi speciali del 1926 sono diventate, passo dopo passo le leggi “normali” del 2026.
Il governo condanna a morte i migranti con il blocco navale e mette al confino (daspo, fogli di via, sorveglianza speciale, sequestro preventivo) gli antifascisti.
I tanti provvedimenti repressivi messi in campo nell’ultimo decennio per dare scacco agli indesiderabili, ai corpi in eccesso, ai sovversivi non sono sufficienti per un governo che ha deciso di mettere sotto controllo l’intera popolazione.
In periferia l’occupazione militare è diventata normale. Anzi! Ogni giorno è peggio.Intere aree dei quartieri poveri vengono messe sotto assedio, con continue retate di persone senza documenti o che vivono grazie ad un’economia informale.
Torino da città dell’auto si sta trasformando in città dei bombardieri e vetrina per turisti. Una vetrina che i poveri che passano ore ai giardinetti non devono sporcare. L’aspirazione ad avere una socialità non mercificata va repressa.Il governo a tutti i livelli punta il dito sulle persone più povere, razzializzate, con il continuo ricatto dei documenti, per nascondere la guerra sociale che ha scatenato contro tutti i poveri, italiani e nati altrove, schierandosi a fianco dei padroni grandi e piccoli.
Il controllo etnicamente mirato del territorio mira a reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale. Il CPR, la galera amministrativa per senza documenti, è, al pari del carcere, una discarica sociale.
Il governo sperimenta tecniche di controllo sociale prima impensabili, pur di non mettere un soldo per la casa, la sanità, i trasporti, le scuole.La spesa militare è in costante aumento, le missioni all’estero delle forze armate italiane si sono moltiplicate.I militari fanno sei mesi in missioni militari all’estero, sei mesi per le strade delle nostre città.La guerra per il controllo delle risorse energetiche va di pari passo con l’offensiva contro le persone in viaggio, per ricacciarle nelle galere libiche, dove torture, stupri e omicidi sono fatti normali.
Oggi ci vorrebbero tutti arruolati, tutti schierati nelle guerre in cui il nostro paese è impegnato direttamente o indirettamente. Noi non ci stiamo.
Noi non ci arruoliamo, rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione di tutti gli Stati e delle loro pretese espansionistiche.
L’antimilitarismo, l’internazionalismo, il disfattismo rivoluzionario sono stati centrali nelle lotte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sin dalle sue origini. Sfruttamento ed oppressione colpiscono in egual misura a tutte le latitudini, il conflitto contro i “propri” padroni e contro i “propri” governanti è il miglior modo di opporsi alla violenza statale e alla ferocia del capitalismo in ogni dove.
Siamo a fianco della gente che, ovunque nel mondo, muore sotto le bombe, siamo a fianco di chi, ovunque nel mondo, subisce carcere e repressione per essersi opposto attivamente alla guerra.
Siamo contro l’economia di guerra qui e ovunque.
Siamo a fianco di chi, in ogni dove, diserta la guerra tra gli stati, che si contendono il dominio imperiale sui territori, le risorse, le vite di donne, uomini e bambin*.
Siamo contro la guerra e chi la arma.
Siamo disertori di ogni guerra, partigiani contro ogni stato.
In un solo giorno il governo spende 104 milioni di euro: con la stessa cifra si potrebbe attrezzare di tutto punto un presidio sanitario territoriale.
Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini, donne e bambini nei lager libici, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa, per investire in armamenti, per pagare i militari nelle strade delle nostre periferie fossero usati per scuola, sanità, trasporti.
Ma immaginare non basta. Occorre mutare paradigma.
Servono cambiamenti radicali. Inutile crogiolarsi nella riproposizione di una prospettiva welfarista oggi inattingibile. L’illusione welfarista consegna una delega in bianco allo Stato, che oggi, quando è sotto forte pressione, si limita a elemosine.
Costruiamo assemblee territoriali, spazi, scuole, trasporti, ambulatori autogestiti. Ci raccontano la favola che una società complessa è ingovernabile dal basso mentre ci annegano nel caos della gestione centralizzata e burocratica delle scuole, degli ospedali, dei trasporti. La logica è quella del controllo e degli affari. Occorre spezzarla.
È urgente farlo subito. Con l’azione diretta, costruendo spazi politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione, costruendo reti sociali che sappiano inceppare la macchina e rendano efficaci gli scioperi e le lotte territoriali.
Un mondo senza sfruttati né sfruttatori, senza servi né padroni, un mondo di liberi ed eguali è possibile.Tocca a noi costruirlo.
Federazione Anarchica Torinese
TRIESTE
Come Gruppo Anarchico Germinal abbiamo partecipato attivamente allo spezzone dell’Assemblea permanente contro guerre e riarmo alla quale aderiamo. Lo spezzone ha visto un’ottima partecipazione animato anche dalle danze e dai tamburi della Murga inevitabile. Come ogni anno le nostre bandiere sono state presenti al corteo che ha visto la presenza di alcune migliaia di persone. Buona la diffusione del nuovo numero di Germinal e bel riscontro al banchetto dei libri al termine del corteo.

NAPOLI
PRIMO MAGGIO DI LOTTA AUTORGANIZZATO , AUTOGESTITO, ANTAGONISTA E CONFLITTUALE NELLA CITTA DI NAPOLI . Più di 4000 cittadini , proletar*, attivist* e compagn*, hanno partecipato alla manifestazione che si è tenuta nel quartiere di Fuorigrotta e Bagnoli, per fare del Primo Maggio una grandissima giornata di lotta e di prospettiva; per continuare a mettere al centro di ogni cosa i reali bisogni de* abitant* dei Campi Flegrei e di tutt* le/i cittadin* di Napoli colpit* dal bradisismo e dalla speculazione della Coppa america. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza e determinazione il legame economico , sociale e politico che c’è tra la guerra che e’ in atto nel mondo, con milioni di morti e la distruzione e l’abbandono dei territori di questo paese. Si e’anche messo in evidenza a gran voce il rapporto che c’è tra le lotte che con amore e convinzione vengono portate avanti da* abitant* , da* attivist* e da* compagn* e la repressione che lo stato dei padroni assassini porta avanti nel vano tentativo di fermare le lotte e di distruggere così i bisogni umani e naturali (case , scuole , sanità , mare libero e pulito , lidi comunali popolari ,un lavori dignitoso e benessere per tutti*), di milioni di persone . La giornata di lotta del primo maggio e quella del 25 aprile , che si e’ tenuta all’insegna della stessa forza e passione, non sono un punto di arrivo , ma la chiara volontà di continuare a lottare per la trasformazione di tutta la società che e’ mortificata dall’esistenza dei padroni e del loro sistema di morte e sfruttamento che si chiama capitalismo .
In questa lotta noi compagn*del gruppo anarchico Francesco Mastrogiovanni ci siamo e ci saremo comunque e sempre al fianco dei proletari e delle varie realtà combattive come la Casa del Popolo Villa Medusa e la rete cittadina No Coppa america. FACCIAMO NOSTRA LA PAROLA D ‘ORDINE DELL’ ASSEMBLEA POPOLARE FLEGREA:SI PARTE INSIEME E SI RITORNA TUTTI INSIEME . LA LOTTA CONTINUA FINO ALLA REALIZZAZIONE DI UN NUOVO MONDO SENZA STATI , GUERRE E PADRONI.
RAGUSA

È stato un Primo Maggio Anarchico, importante quello di Ragusa, che ha visto una partecipazione attenta di pubblico che ha eseguito con estremo interesse gli oratori che si sono succeduti sulla scalinata della Cattedrale di Ragusa.
Natale Musarra di Catania che ci ha parlato degli aspetti repressivi dei vari decreti sicurezza che si sono succeduti in questi anni, che hanno interessato i vari governi che si sono succeduti in questi anni con un sempre marcato spirito antipopolare.
L’intervento di Antonio Rampolla, è spaziato dall’ attacco del ruolo dei fascisti nella strategia della tensione,alla solidarietà ad Alfredo Cospito,al ruolo della Sicilia nell’ attuale Guerra mondiale,come prima linea di attacco,al disastro politico e ambientale chi investe la nostra isola ,con una classe dirigente predatoria e mafiosa.
La compagnia Ignazia di Vittoria,che ha continuato nel suo intervento la critica e l’attacco al Governo Meloni.
A chiuso il compagno Renato Franzitta di Palermo che ha sottolineato le politiche anti proletarie dell’ esecutivo che stanno irrimediabilmente impoverendo sempre di più l’Italia tutta.
Renato nel suo intervento ha portato il saluto al compagno Pippo Guerrieri animatore ed idestore da sempre insieme a Franco leggio ed a Letizia Giarratana,del Primo Maggio Anarchico Ragusano, che non e’ stato presente ha causa di una brutta malattia che lo tiene bloccato a casa.
Per finire voglio ringraziare il compagno Giovanni lucenti e la compagna Lucia Tumino Che con il loro impegno hanno reso possibile tutto ciò.
Antonio Rampolla
EMPOLI
JESI
Dopo l’omaggio ai compagni caduti per l’anarchia e la giustizia sociale ai giardini “Sacco e Vanzetti” pranzo sociale e presentazione del libro “L’Amico spagnolo” nella sede del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri” e della FAI di Jesi.
MILANO
Il tradizionale anarcopranzo di autofinanziamento dell’Ateneo Libertario/FAI di Milano.

VERBANIA
SPEZZANO ALBANESE

Una pausa lunga un decennio, dettata non certamente da rinuncia ma dal bisogno di una serrata riflessione, ha segnato l’anarchismo e il comunalismo libertario spezzanese. Il primo maggio anarchico 2026, qui a Spezzano Albanese, ha rappresentato una vera e propria scommessa, che però oggi, a giochi fatti come si suol dire, possiamo senz’altro confermare come ben riuscita.
Le bandiere anarchiche e del Comunalismo Libertario è da anni che non sventolavano più all’aperto a Spezzano, e piazza Matteotti, luogo di tante e tante battaglie sociali libertarie, è sempre da anni che non ospitava il piccolo palco addobbato dai colori nero e rossonero delle bandiere anarchiche della Federazione Anarchica “Spixana” – FAI e della FMB – Federazione Municipale di Base.
Ma la storia, come si dice, a volte ritorna, ed è proprio questo ciò che quest’anno, il Primo Maggio 2026, è successo nella nostra piccola comunità arbereshe.
Nel corso del comizio tenuto da Antonio Nociti e Domenico Liguori sono state trattate alcune delle questioni sociali di natura internazionale e nazionale, come il nostro essere contro tutte le guerre, contro la repressione delle lotte e di ogni forma di dissenso, contro la criminalizzazione dell’anarchismo, nonché la prospettiva altra del comunalismo libertario e alcune questioni di natura prettamente locale. Inoltre, molto apprezzato è risultato il saluto alla comunità arbereshe di Tiziana Barillà, giornalista libertaria e autrice del libro “QUELLI CHE SPEZZANO, gli arbereshe tra comunalismo e anarchia” .
Rimane da dire che nonostante il fastidioso vento, forte e gelido da pieno inverno, una nutrita presenza di compagni provenienti dalla provincia, da fuori provincia e moltissimi del luogo hanno partecipato con entusiasmo e interesse alla manifestazione. Un grande grazie va infine rivolto ai compagni di Belmonte Calabro e di Amantea, Gerardo e Felice, che hanno allietato la serata con alcuni dei loro canti libertari.
Domenico


